|
Ritorna alla pagina iniziale
Indice
Scarica il testo completo e compresso:
in formato RTF leggibile da qualunque
elaboratore di testi
(47Kb)
in formato PDF leggibile con Acrobat
Reader
(182Kb)
|
|
RIFLESSIONI
SULLA SOLIDARIETA'
IL
TERZO MONDO
La borghesia è talmente consapevole della
necessità dellunità, della collaborazione e della
solidarietà fra i popoli per la loro emancipazione, che ha diffuso
capillarmente ogni aberrazione storica e pseudo scientifica pur di seminare
diffidenza, xenofobia e razzismo, sì che si è generalizzata
la convinzione secondo la quale i paesi poveri sono tali in quanto incapaci
di imboccare una strada che li porti a superare larretratezza
con uno sviluppo autonomo come è stato per lEuropa negli
ultimi 150 anni. Il fatto è che oggi le condizioni sono diverse
da quelle di allora, e la rivoluzione industriale che richiamava abbondante
manodopera è un fatto irripetibile in quanto i Paesi industrializzati,
servendosi del vantaggio che gli deriva dal detenere le nuove tecnologie
e servendosi dei dazi doganali, rendono impossibile qualunque produzione
indesiderata nei Paesi del Terzo Mondo. Anzi, i prodotti tecnologici
vengono esportati nei Paesi arretrati creando così nuova dipendenza
ed esodi dalla campagna, provocando enormi concentramenti di bidonvilles
ai margini delle città con il miraggio di una impossibile vita
migliore. Già 250 milioni di persone abitano in mostruose baraccopoli
in Africa, Asia, America Latina.
Altro fattore importante fu lemigrazione che permise a 50 milioni
di europei di risolvere in qualche modo i problemi di sussistenza, mentre
oggi gli emigranti che arrivano in occidente non trovano una società
in espansione, ma un sistema in crisi, che non può offrire altro
che nuova miseria. Terzo motivo della non ripetibilità oggi di
uno sviluppo per qualche aspetto simile a quello Europeo di ieri è
la mancanza di popoli da sottomettere ai quali strappare ricchezze e
cultura con la colonizzazione come fecero gli europei. Quarto motivo,
il colossale indebitamento (mai a favore delle masse) unicamente effettuato
con considerazioni di profitto e di valutazioni politiche da governi
corrotti e servitori dei Paesi capitalisti, contratto con le banche
di questi ultimi porta ad una sudditanza tale che anche nei casi dove
con la lotta di popolo si è riusciti a cacciare questi lacchè
dellimperialismo, il ricatto economico strangola leconomia
e impedisce la realizzazione di riforme che vadano in direzione dei
bisogni popolari.
La rapina sistematica dei prodotti dei Paesi dAfrica, Asia, America
Latina e lo sfruttamento delle popolazioni di questi Paesi, provocano
in esse un forte sentimento di ribellione che investe innanzitutto quei
governi autoritari che sono poi, in definitiva, lespressione degli
interessi dellimperialismo e causa diretta del perpetuarsi del
dominio dei «Paesi ricchi». Certamente gli interessi del
grande capitale internazionale di sfruttamento dei popoli per massificare
laccumulazione sono inconciliabili con la volontà di libertà
dei popoli e da qui, dalle profonde ingiustizie, nascono i conflitti
che devastano il Terzo Mondo. Lo scontro, si dica ciò che si
vuole, è tra chi vuole mantenere i propri privilegi sulla pelle
degli altri e chi non è più disposto a lasciarsi sfruttare.
Vi è un solo modo per uscire da questa situazione: la modifica
dei rapporti di produzione e di scambio fra i Paesi occidentali e il
Terzo Mondo, in parole più povere un dialogo fra uguali.
Un dato eloquente sulla dipendenza dei Paesi poveri da quelli ricchi
è il constatare come la colonizzazione ha fatto sì che
quei popoli non coltivassero più prodotti per la loro sussistenza
(e da qui linizio della fame endemica) ma quello che serviva e
tuttora serve alloccidente opulento. Pensare che nei Paesi dove
si muore di fame viene prodotto: zucchero, arachidi, cacao, caffè,
the e cotone, tutte cose che soddisfano la sovralimentazione nei Paesi
industrializzati è già di per sé mostruoso, ma
supera ogni limite lappurare che i suddetti prodotti, di anno
in anno vengono pagati sempre meno, aumentando la sistematica rapina,
provocando un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita di quei
popoli e anche un aggravio dellindebitamento.
Sempre più spesso si sente dire che lorigine della fame
è lalta natalità esistente nei Paesi del Terzo Mondo.
Lalta percentuale di nati nei «Paesi poveri» ha motivazioni
ben precise che si collocano nellarretratezza e dipende da fattori
religiosi, dallanalfabetismo e, per i contadini, dalla necessità
di avere un certo numero di figli maschi per famiglia. Unalta
natalità diventa altresì necessaria per supplire alla
altrettanto alta mortalità infantile e, lavere un numero
alto di figli aumenta la possibilità di sopravvivenza per i genitori
che, diventati anziani non avrebbero più le possibilità
di provvedere alla propria sussistenza; in ultima analisi, nei Paesi
del Terzo Mondo, i figli rappresentano anche la pensione di vecchiaia.
I Paesi che hanno raggiunto un certo stadio di sviluppo controllano
perfettamente le nascite. Lesplosione demografica è, prima
di ogni altra cosa, il prodotto della povertà, dellisolamento,
dellignoranza in cui i due terzi dellumanità sono
costretti. I Paesi che hanno pianificato leliminazione della povertà
sono riusciti a dominare laumento della popolazione.
E vero che lincremento demografico è un enorme problema
ma non è certamente la causa della fame. Il raccolto dei cereali
nel mondo è oggi tale che una distribuzione equa permetterebbe
a tutti di sfamarsi, sono in realtà le leggi del mercato che
portano i prezzi ad essere inaccessibili per i «Paesi poveri»
condannando così centinaia di milioni di uomini alla fame.
Quindi è profondamente sbagliato credere, come molti credono,
che la ricchezza dei paesi industrializzati sia la conseguenza di una
maggiore laboriosità dei lavoratori ivi residenti o della maggiore
efficienza del sistema democratico-borghese, il quale invece agisce
solo nellambito delle leggi del massimo profitto, sfruttando intensivamente
tutte le risorse mondiali senza curarsi del costante impoverimento che
necessariamente provoca fra le classi sociali più deboli dei
propri paesi ma principalmente fra i popoli che ingannevolmente vengono
definiti in via di sviluppo.
|