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RIFLESSIONI
SULLA SOLIDARIETA'
LIMPERIALISMO
Sembrerebbe paradossale che quelli che vengono definiti
i Paesi a capitalismo avanzato, ovvero, i Paesi che detengono
il monopolio della scienza e della tecnologia, possano essere responsabili
del decadimento dellumanità, ma è appunto il consumo
sfrenato (che non è progresso) delle risorse, indotto dalla ricerca
del massimo profitto, che porta ad un rapido esaurimento delle condizioni
ambientali necessarie per la continuità della vita, perché
abusa di tutte le risorse tecnologiche disponibili. Ciò dimostra
che la scienza, lungi dallessere indipendente, in realtà
è al servizio della classe dominante. Tanto più rapidamente
e indiscriminatamente si consumano le ricchezze fossili, energetiche
e ambientali, che oggi si trovano ancora in quello che viene definito
Terzo Mondo, tanto minore è il tempo che rimane a disposizione
per la nostra sopravvivenza. Ovviamente i Paesi fornitori
di queste ricchezze rimangono esclusi dai consumi e non potranno mai
raggiungere livelli di benessere, tantomeno di consumismo, paragonabili
a quelli dei Paesi a capitalismo avanzato. A causa delle nuove tecnologie
nel mondo vengono abbattuti ogni minuto decine di ettari di foreste,
ogni anno vengono distrutti 15 milioni di ettari di vegetazione, in
meno di un secolo, al ritmo attuale, scomparirebbero le foreste tropicali.
Tutto questo grazie alluso irresponsabile di quella tecnologia
che dovrebbe migliorare la qualità della vita.
Il progresso tecnologico e industriale è auspicabile nella misura
in cui serve alla piena soddisfazione dei bisogni fondamentali di tutti
gli uomini. Il superfluo, ove questo è possibile, è nocivo.
La società capitalista considera il progresso solo in termini
materiali e, nella lotta che pone gli uni contro gli altri per la corsa
al potere, alla ricchezza, al successo, accantona deliberatamente ogni
ipotesi di progresso nella cultura intellettuale in quanto questultima
ne decreterebbe immancabilmente la fine. Solo in una condizione patologica
si può accettare come un fatto normale la lotta e lincertezza
dellesistenza o, peggio ancora, di vivere nellopulenza privando
gli altri dei loro diritti elementari.
Questa patologia considera il mondo diviso in paesi ricchi del
nord e paesi poveri del sud, come se larretratezza
e il sottosviluppo fossero determinati da fattori climatici e circoscritti
al sud del globo, mentre nella parte nord, dove vivono i bianchi, ci
sarebbe lopulenza per i medesimi motivi. Le cose, naturalmente,
non stanno così dato che allora non si spiegherebbe (per fare
un esempio) come mai la ricca Australia si trovi decisamente a sud e
il povero Messico a nord. Le motivazioni per cui esiste una parte del
mondo affamata e povera non sono un mistero tantomeno un capriccio della
natura. Il sottosviluppo è stato creato e viene tuttora conservato
dalla voracità dellimperialismo.
Larretratezza di quelli che vengono chiamati paesi emergenti
(altro eufemismo che vuole ignorare o, meglio, coprire il loro progressivo
impoverimento), è la conseguenza più evidente delle conquiste
coloniali, del saccheggio, della distruzione di culture e di intere
popolazioni come nellAmerica Latina e della schiavizzazione e
deportazione di milioni di neri dallAfrica, che hanno fatto confluire
per secoli in Europa e nellAmerica del Nord ricchezze immense
provenienti da ogni angolo della Terra.
Il crescente impoverimento del Terzo Mondo appare ancora più
evidente nel diseguale meccanismo di scambio imposto dalle multinazionali,
dalle banche e dai governi occidentali (sedicenti democratici), che
determinano il costante crollo dei prezzi delle materie prime che ne
importano e, addirittura regolarmente, in barba ai vaniloqui sul libero
scambio da essi sbandierato, attuano leggi e comportamenti protezionistici.
I cosiddetti aiuti economici sono in effetti un ulteriore perverso meccanismo
di insolvibile indebitamento in quanto la crescita continua del tasso
degli interessi e i continui aumenti del costo delle merci importate
schiacciano questi paesi inducendoli a scelte autodistruttive come lo
sfruttamento intensivo delle loro risorse e allabbrutimento del
territorio, con conseguenze negative per il futuro di tutta lumanità,
secondo la logica più spietata delle leggi capitalistiche.
E il caso di ricordare che, mentre ci si vuole convincere ad accettare
termini tipo libertà, pluralismo e democrazia come altrettante
parole magiche con valore assoluto ma dal contenuto indefinito, naturalmente
legate inscindibilmente alla società borghese, viviamo, nostro
malgrado, nella più crudele società che sia mai esistita,
artefice di crimini senza precedenti. Viviamo in una situazione dove
il disordinato sviluppo economico e tecnologico, spacciato gratuitamente
per progresso (comunque riservato a un gruppo ristretto di paesi), in
realtà non è altro che il risultato di una ben precisa
logica del profitto a tutti i costi. I fautori e profittatori di tale
logica sono incapaci di ammettere che si può parlare di sviluppo
solo se questo è attuato a misura duomo, cioè in
rapporto alle reali necessità di questo. Nella società
capitalista, e a maggior ragione nellodierna fase imperialista,
la distribuzione della ricchezza è vergognosamente e necessariamente
ineguale. Basti prendere alcuni dati (di qualche anno addietro, ma tuttora
validi): gli Stati Uniti dAmerica, che sono il 5,6% della popolazione
mondiale, producono, con tutte le loro pompose industrie sparse in tutto
il mondo, il 23,1%, ma si appropriano del 55% di tutte le ricchezze
prodotte. Questo è limperialismo! Il fatto che il 75% delle
popolazioni del Mondo sottosviluppato, beffardamente definito in
via di sviluppo, offre l80% delle materie prime e ricava
solo il 20% di tutta la ricchezza prodotta nel mondo, dà la misura
di una situazione che si aggrava e si approfondisce sempre più,
anno per anno, come si approfondisce, anno per anno, la differenza tra
Nord e Sud. Questi sono dati di partenza per capire cosè
limperialismo. Se è vero che in parte, laccumulo
vergognoso di ricchezza, è prodotto attraverso lo sfruttamento
delle materie prime comprate sottocosto, un altro aspetto è il
pagamento della forza lavoro (locale o di immigrazione) nei termini
delle leggi capitalistiche che, ove non contrastate con lotte organizzate
efficacemente, è ridotto alla pura sopravvivenza fisica. Nel
1850 gli USA avevano 23 milioni di abitanti e nel corso di un secolo
hanno avuto 40 milioni di immigrati, tutti già formati anche
professionalmente, portati al livello giusto nei loro paesi dorigine
per essere immessi nel mercato del lavoro, 40 milioni che con i discendenti
diventano 106 milioni. Ecco da dove viene la grande esplosione di potenza
nordamericana. Perché appunto, i grandi flussi migratori (sconosciuti
fino allavvento della società industriale) sono unaltra
creazione ed esigenza della grande borghesia. Quindi limmigrazione
e lo sfruttamento della medesima è un ulteriore fattore che determina
la ricchezza e limperialismo di una nazione. Nellarco di
un secolo gli USA hanno aumentato la propria popolazione di ben nove
volte e il corrispondente aumento del prodotto nazionale lordo ha avuto
un incremento annuo del 4,1%; mentre in Italia, paese che nel medesimo
periodo aveva una forte emigrazione, ha avuto un aumento medio della
popolazione dello 0,7% e un aumento medio del reddito dell1%.
Questa è la differenza che passa tra un paese che importa la
manodopera ed uno che la esporta come merce, privandosi dello strumento
capace di trasformare in beni e servizi la ricchezza delle materie prime.
Vi è infine unaltra forma di rapina finanziaria del Terzo
Mondo, di origine locale, quella attuata dalle borghesie interne e dai
vari dittatori, pupilli dei grandi monopoli e dei governi occidentali
di cui sono la loro espressione politica.
Le multinazionali non intervengono solamente nellambito economico
dei paesi in cui operano, ma creano pressioni e condizionamenti
a livello governativo e di popolo, con manipolazioni di massa utilizzando
giornali, radio, televisione, determinando consensi indotti e deleteri
per quei paesi costretti a subire limperialismo. Naturalmente
le leggi della giungla riprodotte ed aggravate dalla società
concorrenziale, lungi dal riguardare solo i paesi terzi, procurano
anche la rovina del proprio paese permettendo lutilizzo disinvolto
dei capitali con lunica giustificazione della ricerca del massimo
profitto. Le oligarchie dei paesi del Terzo Mondo trasferiscono i loro
capitali nelle banche occidentali (che poi rientrano sotto forma di
aiuti e successivamente ritornano definitivamente in occidente
per lacquisto da questi, a prezzi di strozzo, di generi alimentari
e/o tecnologici, quando non sono armamenti destinati ad opprimere le
opposizioni e a sorreggere regimi dittatoriali) in modo del tutto similare,
anche dai paesi europei vi è una costante fuga di capitali verso
gli USA, non investiti nei propri paesi in modo razionale e al servizio
della piena occupazione, come dovrebbe essere in una società
veramente civile.
Il profitto non ha patria né moralità e lincontrollabilità
delle sue esigenze, i consumi altrettanto incontrollati da esso pilotati,
inducono i paesi ricchi a spendere e ad indebitarsi sempre più,
in una spirale senza senso e senza fine, certamente molto al di sopra
delle reali possibilità, convinti che la passione consumistica
sia il fine ultimo delle aspirazioni umane. La società basata
sulleffimero è la lampante negazione di sé stessa.
Essa ha portato (paradossalmente) gli USA ad un debito complessivo,
espresso per ogni cittadino (compresi vecchi e bambini) a 30.000 dollari
pro capite, il che vuol dire, rapportato con il debito del Terzo Mondo
(che è di 400 dollari a testa), che i cittadini USA hanno un
debito 75 volte più grande: e stiamo parlando del paese guida
del cosiddetto mondo libero. E evidente che gli interessi
dei popoli sono in netto contrasto con quelli dei monopoli e che purtroppo,
questi ultimi hanno la capacità di portare alla rovina lintera
umanità. Di conseguenza occorre prendere atto, una volta per
tutte, che il modello del neo liberalismo, basato sui privilegi di una
minoranza, non è auspicabile, né applicabile allinsieme
dellumanità.
Liniziativa privata, a causa della competizione che inevitabilmente
comporta, nega la collaborazione e il rispetto dei diritti di cui ha
bisogno il genere umano per progredire e mantenere le condizioni di
vivibilità anche per le generazioni future. Per contro, favorisce
in maniera determinante il degrado civile e il decadimento della vivibilità
stessa.
Ne è prova il processo di privatizzazione in atto ovunque, il
quale non tende a migliorare i servizi (e, infatti, non li migliora),
ma solo a renderli più appetibili e più cari e quindi
disponibili solo a chi può pagarseli. Le privatizzazioni hanno
sempre dato luogo a licenziamenti massicci con le patetiche argomentazioni
di (sempre infinite) ristrutturazioni, creando divisioni fra i lavoratori;
ben pagati quando inseriti nei settori trainanti delleconomia,
sottooccupati o disoccupati e ridotti allemarginazione quando
ciò fa comodo agli interessi del capitale, mentre al contrario,
le nazionalizzazioni, hanno le potenzialità di poter garantire
a tutti la possibilità di soddisfare le proprie legittime esigenze
senza discriminazioni di sorta. La privatizzazione annulla queste garanzie
e le pone, al pari di una qualunque merce, a disposizione solo di chi
può pagarle. Questo spiega come sia possibile una sovrapproduzione
alimentare con conseguenti distruzioni delle eccedenze
nei paesi ricchi mentre 40.000 persone al giorno muoiono di fame, la
spiegazione è di una semplicità atroce: essi non possono
pagare e di conseguenza sono automaticamente esclusi dai consumi e dalla
possibilità di giovarsi di qualsiasi servizio. La quantità
di denaro posseduta, ovvero il potere di acquisto, è la misura
che determina la possibilità della fruizione del benessere fino
al consumismo.
In questa società non si ha nulla se non si può pagare.
Questa concezione della vita, spacciataci volgarmente per libertà,
non è altro che il prodotto naturale della più reazionaria
e antiumana organizzazione sociale che riduce tutti gli uomini
in altrettanti concorrenti in crescente conflitto e li pone perciò
davanti ad un bivio: o risolvere leconomia scientificamente, cioè
in un servizio sociale pianificato per il bene di tutti e di ciascuno,
o lasciarla al servizio privato, cioè un meccanismo sempre più
criminogeno, il quale, in prospettiva, ci condanna allautodistruzione.
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