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Può sembrare strano, ma ognuno ha un proprio modo di vedere il mondo e di come risolverne i problemi. Tutti noi siamo convinti di saper distinguere il giusto dall'ingiusto, il buono dal cattivo, il vero dal falso. In realtà il problema della “conoscenza” è talmente complesso da aver impegnato a fondo, nel corso della storia, le più grandi menti. Quindi l’interpretazione della realtà che ci circonda non è per nulla intuitiva, e la buona volontà e l’intelligenza non sono sufficienti per comprenderne la complessità, inoltre la società in cui viviamo ci induce all’idealismo, mentre una visione corretta della realtà ne impone un approccio materialistico. Per conseguenza l’ipotesi di cambiamento della società si frantuma in mille rivoli che soddisfano altrettanti modi di rapportarsi al problema, così c’è chi crede che siano le idee a cambiare le cose, altri credono che la soluzione sia di carattere comportamentale (ad esempio la non violenza), per altri la soluzione è di carattere etico o ideologico. Ed è appunto l’emotività, il pregiudizio e la convinzione che la soluzione dei problemi sociali sia di competenza delle opinioni, che rafforza ognuno a considerare le proprie come quelle “giuste”.

Come se non bastasse, riteniamo di essere liberi nelle nostre valutazioni e nelle nostre scelte. Pensiamo di decidere ed agire esercitando quello che viene definito libero arbitrio, il che ci gratifica dell'illusione di possedere una capacità autonoma di interpretazione e di giudizio, slegata dalla complessità del contesto in cui viviamo. La nostra capacità, e quindi possibilità, di interpretazione delle cose con cui veniamo a contatto è indissolubilmente legata alle nostre esperienze e quindi alla società in cui viviamo, dalla quale, volenti o nolenti, riceviamo informazioni, esperienze, tradizioni, istruzione, cultura, giudizi e pregiudizi. Ogni società ha inoltre le proprie caratteristiche e queste, in ultima istanza, sono determinate dal tipo di sviluppo raggiunto dai mezzi di produzione e, più specificatamente, dai rapporti che intercorrono fra le classi sociali in essa coinvolte. In altre parole, le nostre capacità di interpretazione e di giudizio, sono determinate dalle reali conoscenze che abbiamo della società in cui ci troviamo. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che ciò che ognuno di noi "vede" e definisce "realtà", in pratica è soltanto il risultato dell'attività di relazione che i suoi neuroni cerebrali intrattengono tra loro, stimolati dalle vibrazioni ambientali. E la "realtà soggettiva” di cui ci convinciamo è solo una rappresentazione interna costruita dal cervello, per cui, risulta tanto più vicina (o lontana) dalla “realtà oggettiva” indipendentemente da ciò che noi crediamo. Saranno la quantità e la qualità delle informazioni in nostro possesso a permetterci l'eventualità di un giudizio in armonia con essa. Per contro, le nostre certezze rimangono incrollabili anche quando ci aggrappiamo a convinzioni sbagliate perché la vita ci offre informazioni limitate, incomplete e ambigue. Quindi i nostri tentativi di interpretare questi dati limitati, incompleti o anche deformati, ci fanno credere a cose che, semplicemente, non stanno così.

Attraverso il nostro corredo genetico e la nostra struttura di pensiero alcune cose le conosciamo fin dalla nascita senza il bisogno di apprenderle: ad esempio, attraverso l'istinto, sappiamo mangiare; altre più complesse le apprendiamo per imitazione, con l'esperienza o lo studio, e diventano così il nostro bagaglio di riflessi condizionati trasmesso dalla società in cui viviamo, come il mangiare con le posate (per rimanere nell'esempio precedente) o quant'altro ci può servire nello svolgimento delle nostre attività quotidiane. Ma questi elementi, pur importanti, diventano inadeguati se ci discostiamo dai loro ambiti di competenza.

Per quanto possiamo vivere, è certo che non smettiamo mai di apprendere e, per quanto possiamo imparare, ciò che ignoriamo supera infinitamente quello che apprendiamo, e ciò che è acquisito richiede sempre infinite verifiche e rettifiche. Per quanto la conoscenza contenga elementi propri di elevata complessità, è oltretutto di estrema importanza il rapporto che detiene con l’errore, per cui ad esempio, si può mangiare senza conoscere le leggi della digestione, respirare senza conoscere le leggi della respirazione, pensare senza conoscere le leggi e la natura del pensiero, ma mentre l'asfissia e l'intossicazione si fanno immediatamente sentire in quanto tali nella respirazione e nella digestione, l'errore e l'illusione intellettivi hanno questo di caratteristico, che non si manifestano appunto come errore e illusione. L'errore consiste semplicemente nel fatto che non sembra essere tale, l'inquinamento intellettivo non è riconoscibile in modo altrettanto semplice come quello fisico, per cui, il mondo è pieno di persone che confondono le proprie opinioni (o, molto spesso, quelle che credono proprie) con la realtà, e che ritengono "verità" quelle che sono semplicemente loro convinzioni personali, maturate molto spesso attraverso un bombardamento di informazioni incontrollate e spesso tendenziosamente false. In queste condizioni per molti diventa più forte il desiderio di veder confermate le credenze acquisite che quello di capire. Ma per chi vuole usare la razionalità e non i sentimenti (o peggio, le strumentalizzazioni altrui) nell'interpretazione della realtà, esiste un Metodo inequivocabile, che da secoli si utilizza per distinguere la realtà dalle illusioni. Un metodo che si basa sulla continua verifica dei fatti e che consente tra l'altro di tracciare un confine tra quello che realmente si sa e quello che, invece, si crede di sapere. Questo metodo, che non assume come fine la soddisfazione di precostituite convinzioni filosofiche, è il metodo scientifico che si basa sulla continua verifica dei fatti e sulla riproducibilità dei medesimi.
E' questa, appunto, la differenza tra il credere e il conoscere! Chiunque è libero di credere che i fulmini vengono scagliati da Giove, la conoscenza, invece, ci permette di capirne il fenomeno di natura elettrica.

Quindi, se il nostro scopo è quello di apprendere una visione razionale del mondo in cui viviamo e dei processi fondamentali in atto in natura, nella società e nel nostro pensiero, allora dobbiamo essere in grado di vedere le cose per quello che realmente sono, anche se le vorremmo diverse: la comprensione reale della nostra collocazione e del ruolo che ci compete è raggiungibile solo attraverso la conoscenza (e non la supposizione che si può avere della medesima), perciò diventa indispensabile avere come precondizione la conoscenza almeno approssimata di quanto ha elaborato fino ad oggi il genere umano.

Hegel diceva che "la vera libertà consiste nel saper riconoscere la necessità". Nella misura in cui uomini e donne siano in grado di comprendere le leggi che governano natura e società, essi saranno in grado di impadronirsene e di rivolgerle a proprio vantaggio. Le basi materiali su cui l'umanità può rendersi libera sono state poste dallo sviluppo di industria, scienza e tecnica. Soltanto in un sistema sociale organizzato razionalmente, in cui i mezzi di produzione siano pianificati con equilibrio e controllati in modo consapevole, si potrà veramente parlare di un libero sviluppo umano. Come disse Engels, è questo il "balzo dell'umanità dal mondo della necessità a quello della libertà".

Marx ed Engels dedicarono l'intera vita allo studio della natura, togliendola dalla sacralizzata inviolabilità in cui fu costretta per millenni, ma scoprendola nella propria storicità e nella sua continua modificazione attuata dal lavoro umano. Quindi non più statica, ma con un suo tempo storicamente scandito, in inscindibile legame con il movimento dei rapporti sociali. Per cui, se "ogni produzione è una appropriazione della natura da parte dell'uomo entro e mediante una determinata società", allora si coglie immediatamente, da un lato, l'aspetto sociale della produzione, dall'altro quello storico-trasformativo.

L'individuazione delle leggi naturali e sociali e la formulazione delle scienze che successivamente furono definite materialismo dialettico e storico, scaturirono sulla base di una colossale mole di dati meticolosamente accumulati, non da una interpretazione della storia, ancorché dedotta dalle leggi fisiche, come alcuni loro denigratori affermano, ma da un accurato studio della natura e della società stessa, sì che oggi, il materialismo dialettico e storico, si configurano come l’elaborazione più avanzata nella comprensione della natura e dello sviluppo umano, fondando la propria scientificità sulla possibilità di trasformare il reale, spiegandolo.

In queste pagine quindi, verranno inseriti (purtroppo in modo disorganico) quei testi di carattere scientifico, essenziali per la conoscenza della natura e dei rapporti sociali, che la "libera" società in cui viviamo sottrae alla conoscenza collettiva. Solo acquisendo la conoscenza necessaria a comprendere la realtà in cui viviamo, si può aprire la possibilità del balzo dal mondo della necessità a quello della libertà che auspicava Engels, e nel contempo, si pone la condizione necessaria per dimostrare che la definizione di Homo Sapiens Sapiens, che ci siamo attribuiti, non è una semplicistica esagerazione.

Grazie per la visita a queste pagine.

Il sito ospita molti testi sul Materialismo Storico e dialettico che possono anche essere scaricati per una lettura più agevole o per stamparli. Fra questi segnaliamo:

F. Engels: L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza

F. Engels: Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia

F. Engels: Anti-Dühring

Stalin: Il Materialismo dialettico e storico

Stalin: La questione nazionale

Chang En-tse: La teoria del Riflesso

Sceptulin: La filosofia marxista-leninista

Ernesto Che Guevara: Il Partito marxista-leninista

Ernesto Che Guevara: La costruzione del Partito

Ernesto Che Guevara: Intervento per la Tricontinental

Ernesto Che Guevara: 1° intervento all'ONU l'11 dic. 1964

Ernesto Che Guevara: 2° intervento all'ONU l'11 dic. 1964

Filippo Gaja: Le frontiere maledette del M-O

Filippo Gaja: La filosofia del bombardamento

La nascita storica del I° Maggio

Il caso Lysenko

Metodo e analisi scientifica

Origini e continuità del fascismo tra passato e futuro

Riflessioni sulla solidarietà

La collaborazione sociale nella preistoria umana e la successiva nascita delle classi antagoniste

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